il 60% degli italiani ha un mutuo

POSTED BY admin on Jan 28 under mutui

Roma, 28 gen. (Apcom) - Il 60% delle famiglie italiane ha un mutuo per la casa e il 15,7% è “vulnerabile” dal punto di vista finanziario. Secondo il supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia dedicato ai bilanci delle famiglie nel 2006, “i debiti per l’acquisto o ristrutturazione di immobili per esigenze familiari costituiscono la parte preponderante dell’ammontare di indebitamento delle famiglie italiane (60%)”. Seguono poi i debiti per esigenze di lavoro (26%) e quelli per beni di consumo (10%).

La quota di famiglie con un mutuo, sottolinea Palazzo Koch, sale al 71% nella fascia d’età 31-40 anni e cala al 39,9% per la fascia 51-65 anni. Tra i lavoratori dipendenti, poi, le famiglie con un mutuo sono il 79,4%, contro il 37,5% degli autonomi.

Un indicatore del grado di sostenibilità del mutuo è costituito dal rapporto tra la spesa sostenuta per il rimborso del debito (compresi capitale e interessi) e il reddito disponibile al lordo degli interessi passivi. Questo indicatore, dice Palazzo Koch, suggerisce che il 15,7% delle famiglie è vulnerabile e che la fragilità finanziaria è più alta per i nuclei familiari con capofamiglia più giovane, poco istruito, lavoratore dipendente o residenti nel Sud e Isole.

Anche la classe di reddito, aggiunge Bankitalia, “appare connessa con la fragilità finanziaria: le famiglie che appartengono ai primi due quinti della distribuzione del reddito, se hanno debiti (cioè nel 23,9% dei casi) devono destinare in media oltre il 30% del proprio reddito disponibile a sostenere gli oneri finanziari connessi al mutuo; il rapporto scende sotto il 20% per le famiglie indebitate degli ultimi due quinti (il 10% di questa classe di reddito)”.

gli affitti meglio del mutuo

POSTED BY admin on Jan 27 under mutui

Voglia di affitto, in Italia. Anzi, necessità. Al di là di dati (e canoni) inventati - per fare andare le cose in un modo o nell’altro - la realtà è infatti questa: che i canoni sono «sostanzialmente stabili da tempo» (G. Lodigiani, Gabetti), la loro crescita non ha superato - nel 2007 - il tasso di inflazione, attestandosi attorno al 2,5 per cento. Per contro, negli ultimi anni è cresciuto molto - soprattutto nelle grandi aree urbane - il prezzo delle case. Dunque, l’affitto è tornato competitivo rispetto alle rate (considerati i nuovi interessi, anche) di un mutuo.
C’è voglia (e convenienza) d’affitto, dunque, ma non ci sono immobili da locare, perlomeno con contratti di una certa stabilità (la domanda è per il 23,4 per cento di studenti e per il 24,9 di lavoratori di grandi aziende - dati Nomisma). Manca l’offerta di locazioni, e manca per una ragione semplicissima: che non c’è più redditività, nell’affitto. I canoni - pur fermi, come detto - sono alti, ma sono alti perché vanno per il 50/60 per cento in fiscalità locale ed erariale, al proprietario rimane niente (anche senza contare gli imprevisti). Per ricreare il mercato dell’affitto (di cui c’è urgente bisogno, anche come via di fuga dalla crisi dei mutui), bisogna puntare sulla proprietà diffusa. L’errore sarebbe quello di mettersi nelle mani di qualche monopolista, che poi - prima o dopo - farebbe pagare la sua posizione di privilegio e che, comunque, sarebbe pronto solo tra anni e anni.
Se non si punta sulla proprietà diffusa - anzitutto, introducendo la cedolare secca - magari si fa anche del bene (a imprenditori/costruttori in cerca di nuovi business, a politici e sindacalisti vari in cerca di clientele, a professionisti senza lavoro). Ma non si risolve certo il problema, tantopiù in tempi brevi. Il problema l’ha sempre risolto la molteplicità dei singoli proprietari.
*presidente Confedilizia

 

fonte: ilgiornale.it

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